Castello di Ama 2025
Danilo Currò ha soggiornato a Castello di Ama sul finire della primavera.
Attraverso il suo sguardo i luoghi di Ama sono diventati luoghi di luce, una luce guardata come istanza creatrice e soggetto ultimo, ai poli opposti del fotografare. Ogni architettura è resa nella sua permeabilità di spazio che, allo stesso tempo, accoglie e svela un mistero. L’osservatore resta allora sulla soglia tra sognato e vissuto, su quella piccola distanza in cui prende forma l’immagine. Nelle fotografie di Danilo Currò, Castello di Ama si presenta sotto una luce inconsueta e straniante. L’immagine non è luogo di presentazione, ma di rivelazione. Ed è la luce a guidare questa trasformazione.
Una scoperta che non coinvolge solo il risultato, ma anche il processo. Nella serie, molte sono fotografie scattate in notturna, camminando e osservando spazi che, per la luce o la sua assenza, si fanno sconosciuti. Le immagini di Danilo Currò non sono descrittive, non intendono fornire un racconto di Castello di Ama, quanto evocare una condizione del luogo che lo stesso Danilo Currò descrive così:
“In quei giorni ho capito che stavo aprendo una soglia. La luce si faceva passaggio verso una realtà parallela, magica, evanescente. Un mondo che sembra esistere da sempre, appena nascosto, e che forse potevo intuire solo cambiando sguardo”. Castello di Ama, nelle fotografie di Danilo Currò, è luce ed epifania.
La sua ricerca ha interpretato Ama come luogo di attesa e di rivelazione, ma anche come spazio di sospensione del reale. Ogni ambiente, così come ogni immagine fotografica, ha preso la forma della luce che lo attraversa. Così, la luce non è soltanto motivo estetico o simbolico, ma carattere fondante. Durante la residenza Danilo Currò ha inseguito qualcosa che tende all’invisibile.
Castello di Ama è stato esplorato attraverso uno sguardo sensibile alle variazioni della luce, alle atmosfere scure delle cantine, alle ombre del borgo, ai bagliori della natura.
Un panorama complesso, composto da tempi multipli e visioni simultanee, dalla tradizione lontana alle opere senza tempo.
Le immagini, dal carattere evanescente ed enigmatico, lasciano affiorare un fondale surreale e magico nella mondanità produttiva di Castello di Ama.
Residenza artistica a Castello di Ama (Gaiole in Chianti), in collaborazione con la Fondazione Studio Marangoni, 2025
Testo di Mirco Marino















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